Auguri Romano!

AUGURI ROMANO!

I 60 ANNI DEL RISTORANTE CULT

QUANDO

LALTA CUCINA

E

LARTE DELL’ACCOGLIENZA

LASCIANO

UN SEGNO INDELEBILE

CHE PROSEGUE NEL TEMPO

Ci sono ristoranti che non sono semplicemente ‘ristoranti’, ma luoghi preziosi che fanno cultura, storia di un territorio, turismo, che si fanno ambasciatori di uno stile e di un modo di accogliere intimamente legati alla terra in cui sono nati.

Romano Franceschini (foto paolo veronesi)

E che, con il tempo, riescono a far parlare bene di sé molto, molto lontano da casa. Sapeste quante volte, uscendo da un ristorante della nostra bella Italia – in Piemonte come in Sicilia, in Lombardia come in Campania – congedandomi dal titolare e dicendo di essere di Viareggio, mi sono sentito rispondere: «Viareggio? Dove si mangia il miglior pesce e dove la grande ospitalità si pratica da Romano…».

Ecco, forse non serve aggiungere molto altro. Perché quelle parole, pronunciate a centinaia di chilometri di distanza, rappresentano già una delle prove più belle e concrete di quanto “Romano” sia entrato, a pieno titolo, nell’immaginario della grande ristorazione italiana, oltre che nelle pagine delle più importanti guide e testate specializzate, anche internazionali. Poi c’è la storia. Una storia che sembra quasi uscita da un romanzo.

Quella di un ragazzo di appena sedici anni, Romano Franceschini, partito da Montecarlo, il piccolo paese della Lucchesia, per venire in Versilia alla ricerca di lavoro, di un futuro, forse semplicemente di un’occasione.

Chi avrebbe mai potuto immaginare che quel ragazzino, oggi un “giovincello” di 83 anni, avrebbe lasciato un segno così profondo e indelebile nella storia della ristorazione versiliese, toscana e italiana? Romano, affiancato sin dagli inizi dalla altrettanto fenomenale Franca, deliziosa chef e compagna di vita, ha tracciato un solco importante, profondo e fertile. Un solco che, sessant’anni dopo, continua a essere coltivato con passione e competenza dal figlio Roberto, re dei vini e della sala, insieme a una squadra di professionisti che ha fatto dell’accoglienza, dell’alta cucina e dell’ospitalità una vera forma d’arte.

Quest’anno il suo “Romano”, uno dei templi della ristorazione, compie sessant’anni. Sessant’anni di grandi piatti, di vini ricercati, di incontri, di sorrisi e di grandi tavole. Di clienti diventati amici e di generazioni che hanno attraversato quelle porte, affidandosi a una certezza: qui, da Romano, si viene per mangiare indiscutibilmente bene, ma anche – e forse soprattutto – per sentirsi accolti.

E allora anche noi vogliamo celebrare questa incredibile storia. Una storia fatta di prelibatezze, convivialità, professionalità e ospitalità. Ma soprattutto di persone.

Romano, la moglie Franca e il figlio Roberto

Persone eccezionali come Romano e la famiglia Franceschini, e come tutti gli uomini e le donne, di sala e di cucina, che in questi sessant’anni hanno contribuito a costruire, giorno dopo giorno, quello che oggi possiamo chiamare, senza timore di esagerare, un autentico capolavoro della ristorazione italiana.

ROMANO STORY

1966 ⇒2026

1966

Negli anni ’60 Viareggio è al massimo del suo splendore, capitale delle vacanze e del boom economico. Sono anni in cui a Viareggio tutto è possibile.
È quello che intuisce Romano Franceschini quando lascia il babbo, contadino a Montecarlo, piccolo borgo fra Lucca e Montecatini, con l’idea di aprire una propria trattoria

Il sogno si concretizza presto quando, in via Mazzini, in questo stesso luogo, Romano, insieme alla futura moglie Franca, apre i battenti del suo locale, il 15 aprile del 1966. L’ambiente del ristorante era costituito da una sala e una veranda.

All’inizio Franca, essendo molto giovane, lavorò un periodo in parallelo con un cuoco che aveva assunto Romano per l’apertura, quando dopo un paio d’anni, il primo cuoco lasciò, dopo diversi tentativi con altri chef, decise di prendere in mano la situazione.

1969

Nel 1969 Franca e Romano prendono parte, quasi per gioco, a un concorso gastronomico: “Il Piatto d’Oro”. Con sorpresa di tutti si classificano al primo posto con grande successo.

Nel 1972, poi, partecipano e vincono “l’Oscar della Cucina Marinara”, con il piatto ‘Burlamacco’: ovvero una ‘semplice’ grigliata di crostacei e molluschi presentata su un piccolo braciere che veniva posto direttamente in tavola. Questo importante premio li fa presto conoscere e apprezzare dalla critica gastronomica del tempo, rappresentata principalmente da Luigi Carnacina e Luigi Veronelli. Grazie a loro arrivano le prime importanti recensioni sulla stampa nazionale e i punteggi di rilievo sulle guide.

Nel 1980 Romano entra a far parte dell’associazione “Linea Italia in Cucina”, alla quale già aderivano i migliori ristoratori dell’epoca.
Nel frattempo, di pari passo all’allargamento della clientela del ristorante, si allarga anche la famiglia Franceschini: nel 1969 nasce Roberto e nel 1971

1982

Maria Cristina. Fin da piccoli i due figli, di ritorno dalla scuola, si divertono ad aiutare in sala e in cucina. Una volta grandi, senza che il mestiere fosse loro imposto, entrambi hanno deciso di seguire le orme dei genitori.

Nel 1982, il ristorante affronta la sua prima ristrutturazione per adeguarsi alle nuove ed accresciute necessità.

Nel 1983 la guida dell’Espresso farà recensire Romano da Gault&Millau, i mitici critici francesi inventori della nouvelle cuisine.

Nel 1985 a meno di vent’anni dall’apertura, arriva il primo grande riconoscimento: la stella assegnata dalla Guida Michelin.

Nel corso del 1985, due personaggi si ritrovano a cena in via Mazzini. Sono Carlo Petrini e Stefano Bonilli. Nasce proprio da Romano il manifesto di ‘Arcigola’, che poi diventerà da un lato ‘Slow Food’ e dall’altro il ‘Gambero Rosso’.

1995

Nel 1995 Romano entra a far parte dell’associazione “Le Soste” che riunisce i migliori chef della cucina Italiana d’autore.

 

1997: ‘Wine Spectator’ la rivista autorità mondiale nel settore enologico conferisce il “Best of Award of Excellence” inserendo la cantina del ristorante fra le migliori del mondo.

 

Nel 2001 prende vita la seconda, impegnativa e più importante ristrutturazione del “Romano”, che riaprirà, in seguito a restyling, il 25 giugno con tutta la famiglia riunita al lavoro: con Franca sempre al timone della cucina e Romano, affiancato da Roberto, a occuparsi dell’accoglienza e della sala. La figlia Maria Cristina (oggi a Milano) lavorerà con la mamma in cucina fino al 2010 prima di partire per nuove esperienze professionali.

2000

2002: ‘Bargiornale’: la cantina del ristorante riceve il premio “Carta delle Carte”.

2006: Roberto riceve dalla ‘Guida dell’Espresso’, il Premio come “Miglior Sommelier dell’Anno distintosi per competenza e professionalità”.

Viareggio: Ristorante Romano. foto Guido Mannucci©

2007: ‘l’Ordre des Coteaux de Champagne’ nomina Roberto “Chevalier”.

2009: Roberto vince ‘L’Oscar del Vino di Bibenda’ come “Miglior Sommelier nel suo Ristorante”.

 

Nel 2012 la ‘Guida ai ristoranti del Sole 24 ore’ assegna a Romano e Franca il “Premio alla Carriera”.

 

Nel 2014 la ‘Guida del Gambero Rosso’ assegna a Romano le “Tre Forchette”, simbolo dell’eccellenza italiana nella ristorazione.

Nel 2016 fa il suo ingresso in cucina lo chef Andrea Papa. Inizialmente affiancherà Franca (che dal 2018 abbandonerà dopo una vita ai fornelli) per poi prendere le redini della cucina fino al 2019.

 

Nel 2017 la ‘Guida dell’Espresso’ assegna a Romano e Franca il “Premio alla Carriera”.

 

Nel 2018 la ‘Guida dell’Espresso’ assegna a Romano il “Cappello d’Oro” che premia quei ristoranti che sono diventati un simbolo della Cucina Italiana

2019 ⇒2026

2019: “Premio Gastronauta – Cantina Tramin” rivolto alle migliori carte dei vini d’Italia.

 

Nel 2020 arriva lo chef Nicola Gronchi, tutt’oggi saldamente al comando della brigata di cucina.

 

Nel 2021 e nel 2024: “Milano Wine Week Awards” premia per due anni la carta dei vini del ristorante

 

2024: Premio “Campania Divino” durante il Vinitaly 2024, da parte dalla regione Campania

 

Quattro, infine, i riconoscimenti conferiti dal Premio Versilia Gourmet Franciacorta: Premio Ospitalità (2010), Migliore in Sala a Roberto Franceschini (2012), Miglior Chef a Franca Checchi (2016) e Premio Carriera a Romano Franceschini (2022).

4

CHIACCHIERE

CON ROMANO

Romano, cosa ti ricordi dell’inaugurazione, di quel 15 aprile 1966 e dei primi tempi del tuo Romano

Ho aperto con la poca esperienza che potevo avere a quell’età, appena 23 anni. Avevo come cuoco un ragazzo che conoscevo, poi una signora che veniva a fare l’aiuto in cucina e Franca che cominciava, timidamente, a venire. Nel ’67 ci sposiamo e l’anno dopo lei diventa la cuoca del ristorante.

 

Quali erano i piatti di tua moglie Franca che andavano per la maggiore all’epoca

Come antipasto servivamo un’insalata di mare, i muscoli marinati. Poi gli spaghetti alle vongole, gli spaghetti alle arselle, i muscoli ripieni, il fritto di Viareggio. Il cacciucco.

Romano e il pesce, i pescatori, le barche, il molo…

Sono 60 anni che frequento i pescatori. Per me trovare il miglior pesce è proprio un divertimento. Pensa, anche quando è tempo brutto passo lo stesso davanti al molo perché magari una barca o due possono essere uscite lo stesso…

 

Quali sono stati, secondo te, i piatti più rappresentativi della storia ‘non recente’ di Romano

La degustazione del pesce crudo: servito in diverse portate. Poi, una cosa semplice ma da noi sempre molto curata: il fritto misto di mare. Un altro piatto, che ha fatto un po’ parte della storia del ristorante, è la treccia di filetto di sogliola sopra un letto di patate e tartufo bianco. Poi gli sparnocchi al miele coi carciofi fritti. Infine, i più rappresentativi: i calamaretti ripieni di verdure e crostacei.

 

Il tuo piatto di mare preferito
Attualmente gli spaghetti aglio olio peperoncino e scampi che è una creazione del nostro chef Nicola Gronchi.

4

CHIACCHIERE

CON ROBERTO

Roberto, quante referenze ha la tua Carta dei Vini

Siamo a circa mille etichette. Abbiamo una carta che riesce ad accontentare a 360° perché c’è chi chiede chicche rare e costose, che abbiamo, ma ci piace anche dare un’ampia scelta su prodotti identitari delle varie zone, soprattutto la nostra. Con ottimi vini, meno impegnativi, come un Vermentino delle nostre parti, un Montecarlo Bianco, una Vernaccia di San Gimignano.

 

Che genere di vino cerca maggiormente, oggi, la tua clientela

Negli ultimi anni, bollicine e bianchi. I rossi sono in calo, la gente si è forse un po’ stufata di rossi strutturati, che poi fra l’altro male si abbinano al nostro tipo di cucina.

Nella calda estate appena trascorsa, cosa hai amato proporre ai tuoi clienti

Da sempre sono innamorato di vini che mi lasciano assetato, e mi spingono a bere il secondo bicchiere. Come i Pinot Bianco dell’Alto Adige, alcuni Carricante dell’Etna, l’ottimo Fiano di Avellino. Sono affascinato da sempre dalla gioventù degli Champagne, non amando particolarmente quelli molto maturi. Infine, la Vernaccia di San Gimignano, mi piace molto questo vino che appartiene storicamente al nostro territorio.

 

Roberto, cosa ne pensi di questi splendidi 60 anni di Romano?

Ad maiora Romano!

IL MITO DEI CALAMARETTI RIPIENI

Tra la varie creazioni di Franca Checchi, senza dubbio i “Calamaretti ripieni di verdure e crostacei” hanno raggiunto lo status di ‘mito’. Tutti accorrevano qua per gustarli, e ancora oggi, chef Gronchi li conserva gelosamente in carta.

Ma come nacque questo piatto cult?

Siamo nel 1986, Romano e Franca dovevano partecipare ad una importantissima cena di gala in Liguria, a Bordighera. Tre i prestigiosi ristoranti per una cena a più mani: il lodigiano e all’epoca famosissimo Sole di Maleo, a rappresentare la tradizione, Romano a rappresentare il presente, e il grande Gualtiero Marchesi a rappresentare la cucina del futuro.
I due coniugi si chiesero quale piatto portare e vennero loro in mente i totani ripieni. Ma sarebbe stato, questo, un piatto poco elegante. Allora ecco l’intuizione di chef Franca: prendiamo dei calamaretti spillo, li farciamo con i crostacei e con carote e zucchine tritate finemente. Quel piatto, di una bontà inaudita, continua oggi ad essere un must.

LO CHEF

NICOLA GRONCHI

Chi va oggi da Romano resta sorpreso, colpito e affascinato dalla cucina di chef Nicola Gronchi: concreta, non complicata, coraggiosa, goduriosa. Ogni piatto spiazza per un gusto intenso, deciso
e al tempo stesso elegante. Grande attenzione alla stagionalità, alle materie eccellenti, lo chef nel corso di questi 6 anni ha già al suo attivo splendidi ‘piatti signature’ che gli innamorati clienti vengono appositamente per degustare.

Gronchi, artefice di una cucina altamente personale, è oggi un vero valore aggiunto del ristorante, e uno chef che indubbiamente si colloca tra i migliori interpreti della penisola.

Giardiniera di sgombro, zuppetta di cerfoglio e uva sultanina - Nicola Gronchi
Bottoni di pasta di pane come "A 'mpepata e cozze" - Nicola Gronchi
Nessun commento

Lascia un commento